Un prima e un dopo che raccontano una delle principali innovazioni degli ultimi anni nella cura di alcuni tumori del sangue. Tre immagini PET pubblicate su Frontiers in Immunology documentano il caso di un paziente con linfoma aggressivo sottoposto a terapia con cellule CAR-T. La prima immagine mostra la situazione prima del trattamento: numerose lesioni tumorali distribuite in diverse aree dell’organismo. La seconda, dopo la somministrazione della terapia, evidenzia la scomparsa delle lesioni rilevate dall’esame, una condizione definita risposta metabolica completa. La terza immagine documenta invece la successiva ricomparsa della malattia.
Le immagini sono state mostrate all’interno di una revisione scientifica realizzata da ricercatori italiani e pubblicata su Frontiers in Immunology, dedicata al ruolo della tomografia a emissione di positroni nella valutazione della malattia e nella possibile previsione del risultato delle terapie con cellule CAR-T.
Il caso riguarda un uomo di 60 anni affetto da linfoma diffuso a grandi cellule B, una forma aggressiva di linfoma. Prima della terapia, l’esame PET mostrava numerose lesioni tumorali. Dopo il trattamento con cellule CAR-T, le lesioni non risultavano più rilevabili, configurando una risposta metabolica completa. In un successivo controllo, tuttavia, l’esame ha evidenziato la ricomparsa della malattia.
Le immagini non rappresentano quindi una guarigione definitiva. Mostrano invece la capacità delle cellule CAR-T di ridurre rapidamente la presenza della malattia nei pazienti che rispondono al trattamento, anche quando la malattia si ripresenta successivamente.
Le CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) sono una forma di immunoterapia che utilizza i linfociti T, cellule del sistema immunitario, prelevate dal sangue del paziente. In laboratorio queste cellule vengono geneticamente modificate per riconoscere specifiche proteine presenti sulle cellule tumorali. Dopo la moltiplicazione, le cellule modificate vengono reinfuse nel paziente con l’obiettivo di attaccare le cellule cancerose.
Negli ultimi anni le CAR-T hanno cambiato il trattamento di alcune forme di tumori del sangue, in particolare linfomi e leucemie, offrendo nuove possibilità terapeutiche anche a pazienti che avevano visto la malattia resistere ai trattamenti precedenti. Non tutti i pazienti ottengono però gli stessi risultati: l’efficacia dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di tumore e lo stato della malattia.
La revisione pubblicata su Frontiers in Immunology approfondisce il ruolo delle immagini PET nel monitoraggio della malattia, nella valutazione della risposta alla terapia e nella previsione dei risultati delle CAR-T.
Le terapie CAR-T sono già utilizzate in Italia in centri ospedalieri specializzati. Nel 2019 l’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato la rimborsabilità della prima terapia CAR-T per specifiche forme di leucemia e linfoma. Nel febbraio 2026 l’AIFA ha annunciato la rimborsabilità di Carvykti per i pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario che abbiano già ricevuto almeno tre trattamenti precedenti.
Le indicazioni sono però limitate a specifiche patologie. Per molti tumori solidi, infatti, l’impiego delle CAR-T è ancora oggetto di ricerca.
Le CAR-T possono provocare effetti collaterali anche gravi, tra cui reazioni infiammatorie, complicazioni neurologiche, alterazioni delle cellule del sangue e infezioni. Per questo la somministrazione avviene in strutture specializzate con un monitoraggio attento dei pazienti.
Le immagini pubblicate su Frontiers in Immunology mostrano quindi una risposta particolarmente evidente ottenuta grazie alle cellule CAR-T, ma ricordano anche la necessità di valutare ogni caso singolarmente. Anche quando si osserva una risposta metabolica completa, sono necessari controlli periodici per monitorare l’eventuale ripresentarsi della malattia.
L’articolo ha esclusivamente finalità informative e non sostituisce in alcun modo il parere dei medici specialisti.

