La carenza di infermieri in Italia non è un'emergenza improvvisa, ma il risultato di anni di programmazione insufficiente, scarsa attrattività del Servizio sanitario nazionale e salari poco competitivi. È quanto emerge dal 9° Rapporto GIMBE, presentato il 7 ottobre, che fotografa un sistema in cui il deficit infermieristico è strutturale e rischia di compromettere l'assistenza, riporta nurse24.it.

Secondo il rapporto, in Italia ci sono 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 9,7. Nel Servizio sanitario nazionale lavorano 279.990 infermieri dipendenti nel 2024, pari a 4,75 ogni 1.000 abitanti, una cifra significativamente più bassa rispetto al totale censito dall'OCSE, che include anche gli infermieri non inseriti nel SSN.

Nel 2024, su 407.750 infermieri attivi in Italia, 79.926, pari al 19,6%, non lavorano nel Servizio sanitario nazionale, un dato che secondo il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta rappresenta "un ulteriore segnale delle difficoltà del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti".

Il rapporto evidenzia come la carenza di infermieri sia legata a fattori diversi rispetto a quella dei medici. Mentre la carenza medica è più selettiva, legata a specifiche specialità e aree geografiche, quella infermieristica è più ampia e riguarda formazione, stipendi e attrattività del SSN.

Il numero di laureati in Infermieristica è uno dei punti critici: in Italia sono 19,5 ogni 100.000 abitanti, contro una media OCSE di 43,6. Anche gli stipendi contribuiscono alla difficoltà di attrarre nuove leve: gli infermieri ospedalieri italiani guadagnano il 27% in meno rispetto alla media OCSE.

Le differenze regionali sono marcate: la Lombardia registra 3,75 infermieri ogni 1.000 abitanti, mentre la Liguria arriva a 6,78. Le Regioni in Piano di rientro, che concentrano il 36% della popolazione, si attestano al di sotto della media nazionale.

Il rapporto tra infermieri e medici mostra un'Italia al 30° posto su 33 Paesi OCSE, con 1,2 infermieri per medico. Il dato sale a 2,59 se si considerano solo i dipendenti del SSN, ma scende a 1,69 includendo i medici convenzionati.

Secondo Annalisa Pennini, dottore di ricerca in Scienze infermieristiche e sanità pubblica, mentre per la Medicina è possibile programmare gli accessi in base ai fabbisogni, per l'Infermieristica aumentare i posti non basta: servono interventi su attrattività, condizioni di lavoro e sviluppo professionale.

La distanza tra il numero di infermieri in Italia e la media OCSE è di circa 165.000 professionisti: un divario che, secondo il Rapporto GIMBE, richiede azioni strutturali e non emergenziali. Il Piano di rilancio proposto punta a restituire attrattività al SSN, valorizzando i professionisti e migliorando le condizioni di lavoro.

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