Il dibattito sugli orari dei pasti si arricchisce di una nuova evidenza scientifica: mangiare a tarda sera potrebbe non essere una buona idea, soprattutto per la salute del fegato. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell’Oregon Health & Science University, pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, che per la prima volta mette in relazione il consumo serale di cibo con un rischio a lungo termine di sviluppare malattie epatiche, incluse steatosi (fegato grasso) e cirrosi epatica.

La ricerca, riportata da Repubblica.it, ha analizzato i dati di quasi 200 mila persone raccolti nell’ambito di tre grandi studi prospettici statunitensi – il Nurses’ Health Study, il Nurses’ Health Study II e l’Health Professionals Follow-up Study – con un monitoraggio che per alcune coorti è arrivato fino a 38 anni. I risultati hanno mostrato che chi consuma abitualmente cibo in tarda serata presenta probabilità superiori del 20-30% di sviluppare nel tempo una compromissione della funzionalità epatica.

“Alcune ricerche suggerivano questa possibilità, ma il nostro lavoro è tra i primi a tracciare in modo esplicito una connessione con la steatosi epatica”, ha spiegato Robert Wilechansky, epatologo e coautore della ricerca.

Il meccanismo ipotizzato dagli scienziati ruota attorno ai ritmi circadiani, il sistema che regola il metabolismo e il ciclo sonno-veglia. Il fegato, organo particolarmente sensibile a questi ritmi, durante il sonno rallenta le proprie attività di elaborazione energetica e digestiva in favore di quelle di riposo e riparazione. Consumare calorie durante la notte rischia quindi di “interferire” con questa regolazione, incidendo sulla capacità dell’organismo di metabolizzare correttamente i nutrienti.

Lo studio presenta comunque alcuni limiti: si tratta di un’indagine di natura osservazionale, che non dimostra un nesso di causa ed effetto diretto, e i dati si basano sui questionari delle abitudini alimentari compilati dai partecipanti. Per approfondire la relazione, i ricercatori hanno già avviato un nuovo studio clinico che monitorerà in tempo reale la tempistica dei pasti, verificando se apportare modifiche all’orario in cui si mangia possa produrre miglioramenti in soggetti con steatosi epatica. I primi risultati sono attesi nei prossimi anni.

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