La lavorazione industriale degli alimenti può modificare in modo significativo la risposta metabolica dell’organismo, anche quando il contenuto nutrizionale dei cibi rimane praticamente invariato. È quanto emerge da un nuovo studio clinico condotto dalla Virginia Tech, che per la prima volta ha messo a confronto diretto il metabolismo di cibi ultraprocessati e cibi naturali.
Secondo quanto riportato da repubblica.it, la ricerca ha dimostrato che due pasti contenenti la stessa quantità di macronutrienti e calorie possono produrre effetti molto diversi sull’organismo, a seconda del livello di lavorazione degli alimenti. I ricercatori hanno infatti osservato differenze significative nella risposta insulinica e nella durata dell’elevazione dei livelli di glucosio nel sangue.
Lo studio, una ricerca clinica randomizzata pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, ha coinvolto 57 adulti sani di età compresa tra i 18 e i 45 anni. I partecipanti hanno consumato due diversi pasti, uno composto da cibi ultraprocessati e l’altro da alimenti minimamente lavorati, a distanza di almeno tre giorni l’uno dall’altro. Entrambi i pasti contenevano la stessa quantità di carboidrati, proteine, grassi, fibre e zuccheri aggiunti.
Il pasto ultraprocessato comprendeva pane per toast con burro di arachidi, prosciutto di tacchino, patatine di verdure, biscotti e cereali, mentre quello minimamente lavorato includeva una banana a fette, mirtilli rossi secchi, formaggio e un uovo. La differenza nutrizionale tra i due pasti era inferiore all’1% in termini di macronutrienti e calorie.
Nonostante questa quasi sovrapponibilità nutrizionale, i risultati metabolici sono stati nettamente differenti. “Siamo rimasti scioccati quando abbiamo notato che ogni singolo parametro metabolico è risultato alterato”, ha dichiarato Zach Hutelin, ricercatore principale dello studio. Secondo gli autori, i cibi ultraprocessati hanno provocato una maggiore risposta insulinica e livelli di glucosio nel sangue che sono rimasti elevati per un periodo più lungo rispetto agli alimenti freschi.
I partecipanti sono stati monitorati in una camera metabolica, un ambiente controllato che consente di analizzare con precisione il consumo energetico dell’organismo. I ricercatori hanno inoltre misurato la glicemia, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, raccogliendo campioni di sangue e urina per analizzare metaboliti, ormoni e altri parametri fisiologici.
Lo studio si inserisce in un contesto di crescente attenzione scientifica verso gli effetti dei cibi ultraprocessati sulla salute. Negli ultimi decenni, questi alimenti hanno guadagnato una quota sempre maggiore della dieta quotidiana: negli Stati Uniti rappresentano oltre il 50% delle calorie consumate ogni giorno, mentre in Italia sono responsabili del 23% delle calorie totali.
Diverse ricerche hanno già associato il consumo di cibi ultraprocessati a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari. Tuttavia, i meccanismi biologici alla base di queste associazioni sono ancora oggetto di dibattito. Questo nuovo studio suggerisce che la semplice composizione nutrizionale potrebbe non essere sufficiente a spiegare tali effetti e che la lavorazione industriale stessa degli alimenti potrebbe avere un ruolo determinante nella risposta metabolica dell’organismo.

