Le terapie anti-PCSK9, impiegate per ridurre i livelli di colesterolo LDL, mostrano una minore efficacia nelle donne rispetto agli uomini. È quanto emerge dai dati del registro AT-TARGET-IT, presentati in occasione della Giornata Mondiale del Cuore il 29 settembre.
Lo studio, riportato da nurse24.it, è stato condotto in oltre 30 centri italiani e ha coinvolto un totale di 2.613 pazienti, di cui 806 donne, pari al 30,8% del campione. Le partecipanti di sesso femminile presentavano un’età media superiore rispetto agli uomini e valori basali di LDL-C più elevati (156,2 mg/dL contro 136,9 mg/dL). Inoltre, nelle donne sono stati osservati una maggiore frequenza di intolleranza alle statine e un minor utilizzo della terapia ipolipemizzante orale combinata.
La riduzione del colesterolo LDL nelle donne è risultata inferiore già a sei mesi dall’inizio del trattamento, con una differenza percentuale di circa 9 punti rispetto agli uomini. Dopo tre anni, il divario si è ridotto a 5,9 punti percentuali, confermando comunque una risposta meno marcata. Di conseguenza, una percentuale inferiore di pazienti di sesso femminile ha raggiunto i target raccomandati: 51,7% contro il 64,6% degli uomini.
Nonostante un’aderenza alla terapia leggermente superiore tra le donne, questo fattore non è stato sufficiente a colmare il divario nei risultati clinici.
Secondo Pasquale Perrone Filardi, Presidente della Società Italiana di Cardiologia, i dati suggeriscono che la riduzione percentuale del colesterolo LDL nelle donne è costantemente inferiore nel tempo rispetto agli uomini. Gianfranco Sinagra, Presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione, sottolinea la necessità di prestare maggiore attenzione al profilo di rischio cardiovascolare femminile, spesso sottovalutato nella pratica clinica.
Lo studio evidenzia inoltre che le raccomandazioni terapeutiche non prevedono obiettivi differenti sulla base del sesso, rendendo ancora più rilevante comprendere i fattori che influenzano la risposta alle terapie.

