I farmaci equivalenti e biosimilari rappresentano uno dei pilastri della sostenibilità economica del sistema sanitario italiano. Ma dietro ai numeri dei risparmi per lo Stato emerge una realtà industriale sempre più complessa. È quanto evidenziato dall’XI Rapporto dell’Osservatorio sui Farmaci Accessibili di Egualia, realizzato con Nomisma e Teha Group, secondo cui le aziende del settore mostrano segnali di crescente difficoltà a causa dell’aumento dei costi di produzione e di un mercato a prezzi regolati.

Produzione e occupazione in crescita, ma margini sotto pressione

Il rapporto, riportato da repubblica.it, evidenzia come il comparto conti su ricavi pari a 6,8 miliardi di euro e occupi quasi 11.800 addetti diretti, che salgono a oltre 49.000 considerando l’indotto. Tuttavia, la redditività netta si è ridotta al 2,8%, con un calo di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. A pesare sono soprattutto i costi delle materie prime, aumentati del 30,9%, e dei servizi (+34,4%), in un contesto dove l’efficienza produttiva ha ormai margini limitati di compensazione.

“Ma - osserva Lucio Poma, capo economista di Nomisma - in un mercato a prezzi regolati l’efficienza ha un limite e non può assorbire all’infinito l’aumento dei costi. Il rischio, nel tempo, è che si riducano investimenti e disponibilità di alcuni medicinali”.

Un risparmio miliardario per il Servizio sanitario nazionale

Nonostante le difficoltà industriali, gli equivalenti, i biosimilari e i farmaci fuori brevetto continuano a sostenere i conti pubblici. Tra il 2016 e il 2025 hanno generato risparmi per 8,2 miliardi di euro. Solo nel 2025 il beneficio è stato di oltre 850 milioni, mentre le scadenze brevettuali previste tra il 2026 e il 2028 potrebbero liberare ulteriori 1,2 miliardi di risorse.

Il dato più evidente riguarda la spesa farmaceutica ospedaliera, che nel 2025 ha raggiunto 13,1 miliardi di euro (+5,2%), con il 94,7% destinato a farmaci ancora coperti da brevetto e appena il 2,1% agli equivalenti. Uno squilibrio che evidenzia il potenziale ancora inespresso di una maggiore diffusione dei medicinali off patent.

Equivalenti e biosimilari: non solo risparmio

Il rapporto sottolinea inoltre come il valore dei farmaci equivalenti e biosimilari non si esaurisca nella riduzione della spesa. Il loro ruolo è infatti strategico nel garantire l’accesso alle cure e nel sostenere l’intero sistema industriale farmaceutico.

“Il nodo è proprio questo: innovazione e farmaci accessibili svolgono funzioni diverse ma complementari e non possono essere governati esclusivamente attraverso una logica di contenimento della spesa”, afferma Daniela Bianco, responsabile Health & Life Sciences di Teha Group.

La dipendenza dall’estero resta un problema

Un altro tema critico riguarda la dipendenza dell’Europa dalla produzione estera. Tra il 60 e l’80% dei principi attivi utilizzati nei farmaci equivalenti e biosimilari proviene da fuori dell’Unione Europea, principalmente da Cina e India. Una situazione che espone il mercato a rischi legati a crisi internazionali, interruzioni della produzione o problemi logistici, con possibili ricadute sulla disponibilità dei medicinali.

In questo scenario, il rapporto invita a guardare oltre i numeri della spesa pubblica: la sostenibilità delle imprese farmaceutiche, infatti, non riguarda solo i bilanci aziendali, ma la capacità stessa di garantire la disponibilità dei medicinali sul mercato.

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