Oggi, 16 ottobre, si celebra la Giornata mondiale dell'alimentazione, un appuntamento che richiama l'attenzione sul diritto universale a un'alimentazione sana, sufficiente e sostenibile. In questo contesto, assume particolare rilievo un progetto nato nella provincia di Arezzo che, secondo gli esperti, potrebbe divenire un modello replicabile a livello nazionale.
Si tratta di "Alimenta il tuo benessere: percorso verso una nutrizione sana e consapevole", un'iniziativa della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) che si inserisce nel più ampio progetto di comunicazione scientifica SCIRE 2025/2026.
Il progetto, avviato nel 2025 e attualmente in corso, ha scelto come sede sette biblioteche comunali della provincia di Arezzo, trasformandole in luoghi di formazione e dialogo sulla nutrizione. L'obiettivo è contrastare le fake news sul cibo e offrire ai cittadini strumenti per orientarsi tra informazioni spesso confuse o contraddittorie.
L'iniziativa prevede venti ore di formazione gratuita in presenza, articolate in dieci lezioni tenute dai Giovani SINU provenienti da diverse regioni. Tra i temi affrontati: i principi di una sana alimentazione, le diete più diffuse, la prevenzione delle malattie croniche, i falsi miti, la lettura delle etichette alimentari e il microbiota intestinale.
Secondo Monica Dinu, membro del Consiglio direttivo nazionale SINU e coordinatrice dell'iniziativa insieme a Sofia Lotti, segretaria della Sezione regionale Toscana-Umbria, il punto di forza del progetto risiede nel metodo. "L'educazione alimentare non può limitarsi a dire alle persone cosa dovrebbero mangiare. È fondamentale offrire strumenti per comprendere le evidenze scientifiche, sviluppare senso critico e fare scelte consapevoli", sottolinea Dinu. "Questo approccio - aggiunge - è particolarmente utile in un contesto in cui fake news e informazioni distorte possono generare confusione e scelte nutrizionali non corrette".
Per Sofia Lotti, il format ha dimostrato la sua efficacia anche nella partecipazione dei cittadini. "Gli incontri hanno confermato quanto i cittadini apprezzino il confronto diretto, in cui possono porre domande e chiarire dubbi sull'alimentazione quotidiana", afferma. "Il modello è facilmente adattabile e può essere replicato in molteplici contesti: scuole, associazioni, centri sportivi e culturali. Le biblioteche sono state una scelta naturale perché luoghi familiari, accessibili e già percepiti come spazi di conoscenza".
Il successo del progetto ha spinto la SINU a proporre il modello su scala nazionale. Il presidente Francesco Sofi invita Comuni, Regioni, enti e associazioni a collaborare per portare iniziative analoghe in altre comunità. "Il nostro auspicio è che questo modello possa essere riproposto in altre città e regioni italiane, adattandosi alle esigenze delle diverse comunità", afferma. "SINU è disponibile a collaborare con le amministrazioni locali, le istituzioni sanitarie e le realtà associative interessate. Per avviare un percorso di collaborazione è possibile contattare la Segreteria Nazionale all'indirizzo info@sinu.it".
Il progetto si inserisce perfettamente nel tema scelto dalla FAO per la Giornata mondiale dell'alimentazione 2026, "Innovare oggi per nutrire il domani", che sottolinea la necessità di soluzioni innovative per garantire a tutti un'alimentazione sana, sufficiente e sostenibile.
La lotta alla disinformazione alimentare è anche al centro delle iniziative dell'Istituto Superiore di Sanità. Durante il convegno "Fake news, paure e fiducia" tenutosi a giugno 2026, è stato presentato il sondaggio "Bufale nel piatto", che ha coinvolto oltre 4.000 partecipanti. Le maggiori incertezze dei cittadini riguardano carboidrati e zuccheri, glutine e intolleranze, integratori, prodotti light e diete di tendenza.
Secondo l'ISS, la diffusione delle fake news è favorita dalla sovrabbondanza di informazioni e dalla difficoltà di riconoscere le fonti affidabili. Per gli operatori sanitari, tra cui medici di medicina generale, pediatri, farmacisti, dietisti e infermieri, l'approccio suggerito è quello di comprendere innanzitutto le paure e i bisogni dei cittadini, spiegare le evidenze scientifiche, dare indicazioni pratiche e insegnare a riconoscere i segnali di scarsa affidabilità. Un metodo che gli infermieri già utilizzano nell'educazione terapeutica, in ambulatorio e sul territorio.

