La riabilitazione post ictus in Italia resta un percorso a ostacoli. È il quadro emerso dal report La rete della riabilitazione dopo l’ictus: analisi dei flussi SDO 2013-2024, presentato il 15 ottobre a Roma e commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, redatto da Luca Giorgio, ricercatore dell'Università Europea di Roma, con il sostegno di A.L.I.Ce. Italia Odv.

Lo studio, che analizza i dati del ministero della Salute sui ricoveri riabilitativi ordinari dal 2013 al 2024, incrociati con le schede di dimissione ospedaliera (SDO) e i dati Istat, evidenzia un dato allarmante: solo l'1,6% dei pazienti dimessi torna a casa con l'assistenza domiciliare integrata (ADI) già attivata, mentre oltre l'82,9% rientra al domicilio senza alcuna forma strutturata di assistenza.

Nel 2024 in Italia si sono registrati circa 292mila ricoveri riabilitativi ordinari, per oltre 7,6 milioni di giornate di degenza e quasi 24mila posti letto dedicati, con una degenza media di 26,4 giorni. Numeri in calo rispetto al periodo pre-pandemia, quando i ricoveri superavano i 310mila all'anno, mentre nel 2020 le dimissioni sono crollate del 24% per effetto del Covid-19.

I dati mostrano anche forti differenze territoriali: la Toscana registra 1,79 ricoveri riabilitativi ogni 1.000 abitanti, la Valle d'Aosta arriva a 8,10. Alcune Regioni, come Lombardia, Emilia-Romagna e Provincia autonoma di Trento, attirano molti pazienti da altre Regioni grazie a una maggiore disponibilità di posti letto.

Alla dimissione, la maggior parte dei pazienti torna a domicilio (82,9%), ma solo l'1,6% con l'ADI già attivata, mentre il 10% dei pazienti non autosufficienti rimane senza assistenza. Il 3,4% viene trasferito in un altro regime di ricovero, l'1,7% in RSA o strutture residenziali e l'1,2% in un altro istituto di riabilitazione.

Secondo la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), i posti letto in più non bastano: serve rafforzare i percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) per garantire continuità di cura dal ricovero alla riabilitazione territoriale. Per la FNOPI, l'infermiere di famiglia e comunità (IFeC) rappresenta "lo snodo cruciale per garantire la continuità assistenziale" nel passaggio dall'ospedale al domicilio.

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