Il passaggio dall’università al reparto rappresenta per molti giovani infermieri un momento di forte trasformazione professionale, accompagnato spesso da nuove responsabilità e aspettative. È proprio in questa fase che possono emergere sentimenti di inadeguatezza che alimentano una domanda sempre più diffusa: «Sono davvero all’altezza di questo lavoro?».
Come riportato da nurse24.it, il giovane infermiere vive il passaggio da studente a professionista modificando profondamente il proprio rapporto con la responsabilità. Non si tratta più soltanto di apprendere, ma di assumere decisioni concrete: organizzare attività, stabilire priorità, comunicare con l’équipe e garantire continuità assistenziale. È in questo contesto che possono nascere insicurezze legate non soltanto alle competenze tecniche, ma anche alla percezione del proprio ruolo e del proprio valore professionale.
È importante chiarire che non ogni dubbio o insicurezza può essere definita come sindrome dell’impostore. Il dubbio, infatti, è spesso parte integrante della responsabilità professionale e può rappresentare uno stimolo al confronto e alla crescita. Tuttavia, esiste un fenomeno specifico, noto nella letteratura scientifica come impostor phenomenon, caratterizzato da una persistente difficoltà a riconoscere le proprie competenze e i propri risultati, accompagnata dal timore che gli altri ci considerino più competenti di quanto noi stessi ci percepiamo.
Una scoping review ha confermato la presenza di questo fenomeno tra studenti e professionisti infermieri, evidenziando al tempo stesso la scarsità di studi e interventi specifici sul tema. È quindi un ambito ancora poco esplorato, ma che merita attenzione soprattutto nelle fasi di transizione professionale.
Tra i fattori di rischio individuati dalla ricerca emergono alcuni elementi tipici dell’ingresso nella professione: deficit percepiti di conoscenza, pratica clinica vissuta come travolgente, importanza del supporto nel luogo di lavoro e costruzione del significato dell’essere infermiere. Si tratta di aspetti che possono influenzare profondamente il modo in cui il giovane professionista vive il proprio ruolo.
Un altro studio longitudinale condotto su neolaureati, sebbene non utilizzasse strumenti specifici per la sindrome dell’impostore, ha documentato la presenza di una forte ansia da prestazione nei primi mesi di lavoro, con una significativa diminuzione dopo sei mesi. Questo suggerisce che parte dell’insicurezza iniziale possa essere legata alla fase di adattamento al nuovo ruolo.
Tra le preoccupazioni più frequenti emergono la velocità di esecuzione, la capacità di riconoscere tempestivamente un problema, la gestione simultanea di più pazienti e il timore che chiedere aiuto possa essere interpretato come segno di incompetenza. Sentirsi insicuri in questa fase non significa quindi necessariamente essere inadeguati. Può significare semplicemente trovarsi nel difficile passaggio tra sapere qualcosa e assumersi la responsabilità professionale di applicarla. E riconoscere questa differenza può rappresentare il primo passo per affrontare la sindrome dell’impostore o, più semplicemente, per accompagnare i giovani infermieri in una transizione professionale più consapevole.

