Secondo quanto riportato da nurse24.it, l'insegnamento del processo infermieristico e delle tassonomie NANDA-I, NOC e NIC rappresenta un tema centrale per la formazione delle nuove generazioni di infermieri. In una riflessione rivolta al Direttore di Nurse24, l'autore, con esperienza consolidata tra attività clinica, insegnamento universitario e produzione di testi scientifici e didattici, pone l'accento sulla necessità di un linguaggio scientifico condiviso come elemento fondamentale per consolidare l'identità disciplinare dell'infermieristica.
Il fulcro della riflessione riguarda la capacità della professione infermieristica di identificare, denominare, documentare e misurare le attività, i fenomeni osservati e i risultati ottenuti. Questo approccio, secondo l'autore, rappresenta una premessa indispensabile per qualificare e dare autonomia alla professione, oltre che per assumersi la responsabilità di formare le future generazioni di infermieri.
Il tema è sintetizzato nel titolo evocativo della lettera: "Senza un linguaggio condiviso, quale futuro per l'infermieristica?". Una domanda che apre a una riflessione più ampia sul ruolo delle tassonomie infermieristiche nella pratica clinica e nella formazione. Le classificazioni NANDA-I, NIC e NOC vengono citate come strumenti che consentono rispettivamente di identificare e denominare le diagnosi infermieristiche, descrivere gli interventi e individuare e valutare i risultati assistenziali.
L'integrazione di queste tassonomie, afferma l'autore, offre agli infermieri un riferimento metodologico per la pianificazione assistenziale e per il ragionamento clinico, garantendo una continuità tra attività assistenziale e valutazione degli esiti. Tuttavia, la riflessione evidenzia anche alcune contraddizioni presenti nella formazione universitaria italiana, dove in alcune realtà l'importanza delle tassonomie infermieristiche è stata progressivamente ridimensionata.
Secondo l'autore, in alcune sedi universitarie l'insegnamento sistematico delle tassonomie NANDA-I, NOC e NIC sarebbe stato abbandonato, sostenendo che il loro utilizzo non fosse necessario per l'esercizio della professione infermieristica o addirittura superato. Una posizione che, secondo la riflessione, potrebbe privare gli studenti di strumenti fondamentali per la costruzione di un'identità professionale pienamente riconosciuta.
La riflessione mette inoltre in discussione l'idea che il concetto di personalizzazione dell'assistenza possa essere utilizzato come argomento per escludere l'adozione di un linguaggio comune. Al contrario, l'autore sostiene che l'assistenza infermieristica personalizzata dovrebbe essere supportata da concetti condivisi e da definizioni riconoscibili, necessarie per descrivere e misurare i risultati delle pratiche infermieristiche.

