Sette infezioni correlate all’assistenza su dieci sono prevenibili con l’igiene delle mani. Eppure, in Italia, un paziente ricoverato su dieci ha un’infezione correlata all’assistenza e solo un letto su tre ha il gel idroalcolico a portata di mano. È quanto emerge da un articolo pubblicato da nurse24.it.
Il Global report on infection prevention and control dell’OMS stima che buone pratiche di prevenzione evitino fino al 70% delle infezioni correlate all’assistenza. Per questo, l’igiene delle mani è un gesto essenziale per pazienti, operatori e visitatori. Le linee guida OMS indicano 20-30 secondi per la frizione alcolica e 40-60 secondi per il lavaggio con acqua e sapone.
Secondo l’OMS, su 100 pazienti ricoverati in ospedali per acuti, 7 nei Paesi ad alto reddito e 15 nei Paesi a medio e basso reddito contraggono almeno un’infezione. In media, uno su dieci muore a causa di queste infezioni, con mortalità che raddoppia o triplica quando sono causate da germi resistenti agli antimicrobici.
In Italia, la Sorveglianza di prevalenza puntuale PPS3, coordinata da Istituto Superiore di Sanità e Università di Torino, ha rilevato che nel novembre 2022, su 325 ospedali e 60.404 pazienti, la prevalenza di infezioni correlate all’assistenza era del 10,2%, 8% escludendo il COVID-19.
Tra le localizzazioni più frequenti, le infezioni delle basse vie respiratorie (19,2%), del sangue (18,8%), delle vie urinarie (17,1%) e del sito chirurgico (10,5%). Tra le resistenze agli antimicrobici, il 39% degli Acinetobacter isolati resisteva ai carbapenemi, mentre il 33,6% degli Staphylococcus aureus isolati era resistente.

