Non un solo gene difettoso, ma un insieme di varianti genetiche che agiscono contemporaneamente potrebbe essere alla base di molte forme di obesità grave che compaiono nei primi anni di vita. È quanto emerge da uno studio dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, presentato a Palermo nel corso del congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità (SIO).
La ricerca ha analizzato il DNA di 400 bambini e adolescenti con obesità grave a esordio precoce. I ricercatori hanno esaminato 79 geni noti per il loro ruolo nella regolazione del peso corporeo, identificando varianti genetiche rare in oltre la metà dei partecipanti. In circa il 20% dei casi sono state riscontrate più di una alterazione genetica, suggerendo un possibile coinvolgimento simultaneo di più geni.
Secondo gli autori, questi risultati rafforzano l’ipotesi di un’ereditarietà oligogenica, un modello in cui la predisposizione all’obesità non dipenderebbe da una singola mutazione, ma dall’azione combinata di più geni. “Si tratta di alterazioni che, prese singolarmente, possono avere un effetto modesto, ma che insieme potrebbero contribuire in modo significativo allo sviluppo della malattia”, ha spiegato Emanuele Miraglia Del Giudice, docente di Pediatria e primo autore dello studio.
Se confermata da ulteriori studi, questa ipotesi potrebbe aprire la strada a una nuova classificazione dell’obesità basata sulle cause biologiche individuali e non solo sul peso corporeo. In futuro, ciò potrebbe permettere di personalizzare i percorsi di prevenzione e cura, intervenendo sui meccanismi che favoriscono l’aumento di peso fin dall’infanzia.
La ricerca si inserisce in un filone più ampio che punta a superare una visione della malattia basata esclusivamente sul peso. “Il peso è un indicatore di superficie: misura la massa corporea, ma non rivela la biologia sottostante”, ha sottolineato Silvio Buscemi, presidente della SIO. Per questo, comprendere le differenze biologiche tra i pazienti potrebbe diventare fondamentale per offrire terapie più mirate.
“Due bambini possono avere lo stesso peso ma motori biologici diversi”, ha concluso Miraglia Del Giudice. L’obiettivo, secondo gli esperti, è arrivare a considerare l’obesità non come una condizione uniforme, ma come il risultato di molteplici fattori genetici e biologici che richiedono strategie di intervento personalizzate.

