Un percorso formativo progettato per rafforzare le competenze relazionali degli oncologi ha prodotto una riduzione significativa dei sintomi da burnout, dello stress traumatico secondario e un aumento della soddisfazione professionale. È quanto emerge dallo studio pubblicato sul Journal of Cancer Education, primo trial italiano e uno dei pochi europei a valutare l'impatto di un intervento strutturato di questo tipo sul personale medico.

La ricerca è stata condotta nell'ambito della Scuola di Medical Humanities e Compassion Focused Therapy del CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri), fondata da Alberto Scanni, Luisa Fioretto e Luigi Cavanna. La Scuola, giunta al terzo anno di corsi residenziali, rappresenta un unicum nel panorama internazionale per dimensioni e continuità formativa.

Allo studio hanno partecipato 40 oncologi italiani, 39 dei quali hanno completato il percorso formativo, con un tasso di adesione del 97,5%. Al termine del programma, i sintomi da burnout sono diminuiti del 41,8%, lo stress traumatico secondario si è ridotto del 23,7% e la soddisfazione professionale è aumentata del 51,9%. Parallelamente, è calato del 28,5% il divario tra l'importanza attribuita alle competenze relazionali e la capacità percepita di applicarle nella pratica clinica.

La maggior parte dei partecipanti ha espresso una valutazione positiva sugli strumenti acquisiti: l'87,2% ha ritenuto utili i contenuti per migliorare la comunicazione con pazienti e familiari, mentre l'84,6% ha apprezzato gli strumenti per la regolazione emotiva.

“Per anni si è pensato che un bravo medico fosse solo colui che possiede una solida preparazione clinica e diagnostica”, spiega Paolo Tralongo, presidente del CIPOMO. “Oggi sappiamo che esiste un'altra competenza decisiva: la capacità di costruire una relazione di cura efficace senza esserne sopraffatti sul piano emotivo”.

Il protocollo formativo integra Medical Humanities e Compassion Focused Therapy. “Le prime aiutano a sviluppare la capacità di entrare in risonanza con la sofferenza del paziente. La seconda insegna come regolare la propria risposta emotiva e interrompere il circolo vizioso dello stress”, afferma Luisa Fioretto, direttore didattico della Scuola.

“Il nostro obiettivo non era insegnare semplicemente agli oncologi cosa dire ai pazienti”, aggiunge Simone Cheli, autore dello studio. “Volevamo fornire loro una cassetta degli attrezzi per sostenere la relazione di cura nel tempo, preservando al contempo il proprio equilibrio psicologico”.

I risultati saranno presentati domani a Piacenza presso la Fondazione CR Piacenza e Vigevano, secondo quanto riportato da repubblica.it.

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