In un’epoca in cui il cibo sano, un tempo abbondante, economico e consumato primariamente dalle classi meno abbienti, oggi è invece il più dispendioso, l’obesità e il sovrappeso con il loro forte gradiente socioeconomico, sono tra le più grandi crisi sanitarie dell’epoca moderna.
Una crisi che richiede nuove strategie e nuovi modelli di intervento: tra questi, la possibilità di fornire a chi non può permetterselo pasti sani, attraverso un programma di “prescrizione alimentare”.
È questo il razionale dello studio pubblicato su Preventing Chronic Disease, rivista dei CDC americani, basato su un progetto avviato dal Massachusetts General Hospital, Università di Harvard e dalla Greater Boston Food Bank.
Come è stato condotto lo studio
Il programma di "prescrizione alimentare" ha coinvolto un campione di 68 persone, monitorate per un periodo superiore ai due anni. Ai partecipanti sono stati distribuiti pacchi alimentari settimanali, composti da 10-15 libbre di alimenti salutari, tra cui frutta e verdura fresca, legumi in scatola, frutta secca e cereali integrali. L'obiettivo dello studio era valutare l'impatto della modifica delle abitudini alimentari sui fattori di rischio cardiometabolici, nonché sugli esiti ponderali, come peso e indice di massa corporea (BMI).
I risultati dello studio
Secondo quanto riportato da questo studio osservazionale retrospettivo, i benefici emersi mostrano una correlazione diretta con il numero di pacchi ricevuti. Nello specifico, ogni 100 pacchi consegnati, si è osservata una riduzione della pressione arteriosa diastolica di 3,21 mmHg, accompagnata da un calo ponderale medio di 2,6 kg e da una diminuzione dell'indice di massa corporea (BMI) di 1,04 kg/m². Sebbene nei pazienti con pressione elevata sia stata riportata anche una riduzione della pressione sistolica, i livelli di emoglobina glicata non hanno mostrato variazioni significative.
Conclusioni
I risultati di questo studio, seppur in un campione limitato, sostengono l’ipotesi che l’assistenza sanitaria debba farsi carico diretto dell’accessibilità al cibo di qualità, per prevenire obesità e ipertensione, in particolare nei contesti a basso reddito.

