Il 9° Rapporto GIMBE presentato il 7 ottobre 2026 accende i riflettori su un tema spesso sottovalutato del Servizio Sanitario Nazionale: l’impatto economico delle cure sulle famiglie italiane. I dati OMS riferiti al 2022 mostrano che l’8,6% delle famiglie ha sostenuto spese sanitarie catastrofiche, cioè pagamenti diretti così elevati da compromettere il bilancio familiare. Questo dato è in linea con quelli pubblicati nel 2023 dall’OMS per 40 Paesi europei, basati sul 2019, che collocavano l’Italia tra i Paesi con valori intermedi.
Secondo il rapporto OMS, nel 2019 oltre il 4% delle famiglie italiane risultava impoverito dalle spese sanitarie, una quota tra le più alte d’Europa. Nel 2022 il dato è sceso al 3,7%, ma resta un segnale preoccupante in un sistema sanitario che dovrebbe garantire protezione universale.
Il confronto internazionale mostra differenze marcate: la quota di famiglie impoverite oscilla da meno dell’1% in Belgio, Spagna e Regno Unito a oltre il 7% in Albania, Bulgaria e Ucraina. Per la spesa catastrofica, la percentuale varia da meno del 2% in Irlanda, Svezia e Regno Unito a oltre il 14% in Bulgaria, Lettonia e Ucraina. La mediana UE è rispettivamente al 2% e al 4%, valori più bassi di quelli italiani.
Una delle criticità principali riguarda la spesa sanitaria pagata di tasca propria, che nel 2025 ha raggiunto 42,4 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria complessiva. L’OMS considera ottimale una quota non superiore al 15%: sopra questa soglia aumenta il rischio che i pagamenti diretti compromettano la capacità delle famiglie di sostenere altre spese essenziali.
Tra le principali voci di spesa catastrofica emergono i farmaci extraospedalieri, che rappresentano il 38% dei pagamenti diretti complessivi e il 60% nel quintile più povero della popolazione. Seguono le cure odontoiatriche (18%), i dispositivi medici (15%) e l’assistenza ospedaliera (13%).
Il report evidenzia inoltre il fenomeno della rinuncia alle cure: nel 2024 il 9,9% degli italiani, pari a circa 3,1 milioni di persone, ha rinunciato a visite o esami a causa del costo. Una percentuale che sale al 27% tra le famiglie più povere.
L’OMS sottolinea che l’accessibilità economica delle cure è uno dei pilastri della copertura sanitaria universale: nessuno dovrebbe scegliere tra curarsi e soddisfare altri bisogni essenziali. Le definizioni utilizzate dall’organizzazione distinguono tra spesa sanitaria catastrofica, che si verifica quando i pagamenti diretti superano il 40% della capacità di spesa familiare, e spesa sanitaria impoverente, che riguarda le famiglie che scendono sotto la soglia di povertà dopo aver pagato le cure.
Il rapporto GIMBE invita a riflettere sul fatto che, pur essendo l’Italia dotata di un Servizio Sanitario Nazionale teoricamente universale, l’accesso alle cure non è uguale per tutti. I pagamenti diretti restano troppo elevati e possono impoverire le famiglie o spingerle a rinunciare alle cure, soprattutto tra i più vulnerabili.

