La situazione della salute mentale in Italia mostra segnali di allarme, soprattutto tra i più giovani. Circa 8 milioni di italiani presentano problemi di salute mentale, con un incremento significativo nei mesi recenti tra i giovani. I social network sono una causa parziale del disagio, ma soprattutto uno specchio dello stato attuale.
In Europa, un europeo su sei convive con un grave disturbo e uno su tre non riceve un trattamento adeguato. Ogni anno, 50mila persone si suicidano, rendendolo la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni. L’European Coalition for Mental Health Medicines Innovation (EU-MIC) ha segnalato un accumulo di ritardi nell'innovazione globale.
In Italia, il divario tra il bisogno di cure e la capacità dei servizi pubblici di rispondere resta ampio. Solo 334 su 1.715 Case di Comunità programmate hanno servizi di supporto per la salute mentale, e solo 66 Case di Comunità risultano pienamente operative. Nel 2024, quasi 850mila persone sono state assistite dai Dipartimenti di Salute Mentale (DSM), con 275mila nuovi ingressi. Sono state erogate oltre 10 milioni di prestazioni, l'81,7% all'interno dei DSM e l'8,3% a domicilio.
L'obiettivo è integrare la rete dell’assistenza di prossimità con quella dei DSM, collegando Case di Comunità, Centri di Salute Mentale (CSM), cure primarie, Consultori Familiari e servizi sociali. Esistono 1200 CSM in Italia; con l'attivazione completa delle Case di Comunità, ci sarà un CSM ogni 1,4 Case di Comunità.
L’OMS richiede che le persone con esperienza di disturbi mentali e le loro famiglie abbiano un ruolo attivo nella progettazione, realizzazione e valutazione dei percorsi di cura. Guido Di Sciascio sottolinea che il modello italiano nasce dalla Legge 180 del 1978, il cui principio di deistituzionalizzazione era ed è esattamente quello di cui parla oggi l’Oms. Antonio Vita afferma che va superato un modello nel quale il paziente è soltanto destinatario delle cure.
L'obiettivo della Giornata Mondiale 2026 è un maggiore coinvolgimento dei pazienti nella progettazione e valutazione dei servizi. Tra le 781 Case di Comunità con almeno un servizio attivo, 544 dichiarano attiva la partecipazione dei cittadini.
La necessità di un cambiamento culturale è fondamentale: l’integrazione tra Università, Dipartimenti di Salute Mentale e strutture territoriali è vitale per la formazione dei professionisti.

