La sanità italiana si trova di fronte a una crisi imminente che riguarda il futuro della chirurgia generale. Secondo quanto riportato dalla Società Italiana di Chirurgia (SIC) in occasione del 128esimo congresso nazionale, nei prossimi anni si rischia una carenza strutturale di professionisti, con conseguenze dirette sull'assistenza ai cittadini.

Il presidente della SIC, Ludovico Docimo, ha lanciato un allarme chiaro: entro il 2030 mancheranno 1.500 chirurghi. Questo perché a fronte di 2.800 uscite previste per pensionamento, i nuovi specialisti saranno meno di 1.300. Oggi oltre il 50% dei chirurghi ospedalieri ha più di 60 anni, un dato che evidenzia come il ricambio generazionale sia fortemente insufficiente.

I numeri sulle borse di specializzazione confermano la tendenza. Nel 2026 il 30% dei posti è rimasto scoperto, un miglioramento rispetto al 37,8% del 2025, ma ancora lontano da una soluzione. In alcune città la situazione è particolarmente critica: all'Aquila nessun contratto è stato assegnato, mentre a Udine e Genova quasi il 90% dei posti è rimasto vuoto. Anche a Cosenza, Sassari, Campobasso e Perugia le assegnazioni non hanno superato il 20%. Tra i primi 1.000 classificati nei concorsi, solo 9 candidati hanno scelto la chirurgia generale.

Il problema non riguarda solo l'ingresso nella professione, ma anche la sua prosecuzione. Circa il 10% degli specializzandi abbandona il percorso, mentre un altro 10% si trasferisce all'estero o verso la sanità privata. "I numeri indicano un divario drammatico tra un calo del 20% dell'organico e un aumento del 12% della domanda di cure nei prossimi cinque anni", ha sottolineato Docimo, evidenziando come questo scenario possa rendere critico l'accesso alle sale operatorie per 1 intervento di chirurgia generale su 10 dei 650.000 eseguiti ogni anno.

Tra le cause del fenomeno, la SIC individua turni di lavoro massacranti, stipendi non adeguati agli standard europei, un lento aggiornamento tecnologico e un aumento del contenzioso medico-legale del 150% in dieci anni, fattori che disincentivano i giovani a intraprendere la carriera chirurgica.

Per contrastare questa tendenza, la SIC chiede un piano strategico che preveda maggiori incentivi economici, un maggiore accesso alle tecnologie robotiche e un'approvazione rapida della riforma sulla responsabilità professionale e dello "scudo penale" attualmente in discussione alla Camera.

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