Una ricerca pubblicata su repubblica.it riapre il dibattito sui cibi ultraprocessati e il tumore al colon-retto. Lo studio, coordinato da Erikka Loftfield dell'Istituto di ricerca QIMR Berghofern, già al National Cancer Institute, non trova un legame diretto tra il consumo totale di alimenti ultraprocessati e il rischio di questo tumore.

La ricerca ha seguito per oltre 20 anni oltre 460mila adulti statunitensi tra i 50 e i 71 anni, nell'ambito del Nih-Aarp Diet and Health Study. I partecipanti hanno fornito dati sulle loro abitudini alimentari e sugli stili di vita tramite un questionario all'inizio dello studio. I cibi sono stati classificati secondo il sistema Nova: i cibi ultraprocessati sono definiti come prodotti industriali, palatabili, spesso ricchi di sale e zuccheri, spesso molto pubblicizzati.

Dall'analisi è emerso che in media il 43% dell'introito calorico giornaliero dei partecipanti derivava da cibi ultraprocessati. Oltre 10mila dei partecipanti hanno sviluppato un tumore al colon-retto, ma non è stata trovata un'associazione tra il consumo totale di cibi ultraprocessati e la malattia.

Quando però si analizzano i singoli sottogruppi di alimenti, emergono differenze importanti: i cereali integrali e i prodotti lattiero-caseari (anche se ultraprocessati) risultano associati a una minore incidenza di cancro all'intestino. Un maggiore apporto di fibre, cereali integrali, latticini e calcio da ultraprocessati è associato a un rischio inferiore dal 9% al 18%. Al contrario, il consumo elevato di carne ultraprocessata è associato a un aumento del 10% del rischio di cancro.

“Sebbene i cereali integrali e i prodotti lattiero-caseari fossero stati sottoposti a un elevato grado di lavorazione, abbiamo riscontrato che un maggiore apporto di questi alimenti, unito a un consumo limitato di carne ultra-lavorata, è associato a una minore incidenza di cancro all'intestino”, ha dichiarato Loftfield.

La ricerca invita dunque a distinguere: non tutti i cibi processati hanno lo stesso impatto sulla salute. E soprattutto, non giustifica il consumo indiscriminato di cibi ultraprocessati.

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