LifeAnimal solleva una questione che riguarda migliaia di professionisti della sanità veterinaria in Italia: perché esiste una disciplina contrattuale specifica nel settore pubblico e non nel privato? Il tema non è soltanto giuridico, ma incide direttamente sulla qualità del lavoro e sulle responsabilità dei medici veterinari.

Il settore pubblico, attraverso il Servizio sanitario nazionale, dispone di un contratto collettivo nazionale dell’Area Sanità 2022-2024, sottoscritto il 27 febbraio 2026, che inquadra i dirigenti veterinari dipendenti. Questo contratto prevede un trattamento economico specifico, comprensivo di retribuzione di posizione, incarico e indennità di specificità medico-veterinaria.

Nel settore privato, invece, la situazione appare diversa. Il CCNL Studi Professionali esistente non contempla il profilo del medico veterinario, ma solo quello del tecnico veterinario. Questo crea un vuoto normativo significativo, soprattutto considerando che il medico veterinario svolge attività con elevata responsabilità professionale, dalle visite alle diagnosi, dagli interventi chirurgici al pronto soccorso, fino ai turni notturni e festivi.

La differenza tra pubblico e privato riguarda anche le tutele. Nel pubblico sono previste indennità medico-veterinarie, retribuzioni per incarichi e tutele per aggressioni, come patrocinio legale e supporto psicologico. Nel privato, queste garanzie non sono codificate, e mancano riferimenti espliciti a retribuzioni minime, maggiorazioni per lavoro notturno o festivo, e previdenza complementare.

LifeAnimal critica un sistema che produce, di fatto, veterinari di “Serie A e Serie B”. L’associazione chiede un intervento delle organizzazioni professionali, della Federazione degli Ordini e delle istituzioni per affrontare la regolamentazione del lavoro veterinario privato, un settore in crescita che comprende cliniche, ambulatori e strutture di grandi dimensioni.

Il mercato veterinario privato è cambiato: dalle piccole strutture si è passati a cliniche e ospedali veterinari con molteplici figure professionali. Questo rende ancora più urgente un inquadramento chiaro e definito per il medico veterinario, una figura che, come sottolineato da LifeAnimal, non può continuare a operare in una zona grigia contrattuale.

La riflessione di LifeAnimal punta al cuore del problema: il sistema contrattuale italiano è adeguato ai cambiamenti del settore veterinario privato? E soprattutto, perché un professionista con responsabilità così elevate non ha una disciplina contrattuale specifica nel privato, al pari di quanto avviene nel pubblico? La risposta a queste domande potrebbe segnare il futuro della professione veterinaria in Italia.