Con inverni sempre più miti e stagioni calde che si allungano, le zecche trovano condizioni favorevoli per diffondersi anche in Italia. Il fenomeno, ormai osservato da anni, interessa gran parte del Paese e amplia il periodo di attività di questi artropodi, aumentando il rischio di punture e delle infezioni che possono trasmettere.

Tra i principali riferimenti in materia c’è Artemisia Lab – CESMET, Clinica del Viaggiatore, struttura dedicata alla medicina dei viaggi, alla prevenzione, alla diagnostica e alla cura delle infezioni, con particolare attenzione a quelle tropicali ed emergenti. Il centro, diretto dal dottor Paolo Meo, medico tropicalista e infettivologo, opera da oltre 40 anni nel settore e rappresenta un punto di riferimento nazionale per viaggiatori, operatori sanitari e cittadini che necessitano di consulenze specialistiche, vaccinazioni e percorsi diagnostico-terapeutici in ambito infettivologico.

«Il riscaldamento climatico ha determinato un ampliamento del periodo di attività della zecca e della sua distribuzione in aree precedentemente meno esposte», conferma Paolo Meo. Il risultato è un rischio più diffuso che riguarda soprattutto chi frequenta boschi, parchi, prati e zone rurali, ma che può estendersi anche a chi vive o lavora in aree verdi urbane.

Cosa possono trasmettere le zecche

Le punture delle zecche non causano di per sé grandi problemi: sono generalmente indolori e, se l’artropode viene rimosso correttamente, il fastidio tende a risolversi in poco tempo. Il vero rischio è rappresentato dalle infezioni che le zecche possono trasmettere.

Febbre bottonosa del Mediterraneo, malattia di Lyme, anaplasmosi ed encefalite da zecche (TBE) sono tra le principali patologie associate alle punture in Italia. La distribuzione geografica non è uniforme: nel Nord-Est sono più frequenti i casi di Lyme e TBE, mentre al Centro-Sud e nelle isole prevale la febbre bottonosa mediterranea.

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, nel 2025 sono stati notificati 67 casi di encefalite da zecche, in aumento rispetto ai 50 confermati nel 2024. Per la febbre bottonosa si stima un numero annuale compreso tra 400 e 1000 casi, con una possibile sottonotifica.

Il problema principale resta il riconoscimento tempestivo dei sintomi. «Le infezioni batteriche trasmesse dalle zecche devono essere riconosciute innanzitutto sul piano clinico», sottolinea Meo. È quindi fondamentale che medici e cittadini siano consapevoli dei segnali da monitorare.

I sintomi da non sottovalutare

La sintomatologia varia a seconda dell’infezione, ma alcuni campanelli d’allarme sono comuni. Febbre, forte mal di testa, dolori muscolari e articolari, debolezza, nausea, vomito, eruzioni cutanee e nei casi più gravi sintomi neurologici possono comparire dopo una puntura di zecca.

Nel caso della febbre bottonosa del Mediterraneo può comparire una piccola crosta nera nel punto della puntura, mentre nella malattia di Lyme il sintomo più noto è l’eritema migrante, una chiazza rossa che si allarga progressivamente e che può comparire anche a distanza di giorni o settimane dalla puntura.

Particolare attenzione va riservata agli anziani, alle persone con diabete, patologie epatiche o altre condizioni di fragilità. In questi soggetti le infezioni possono essere più gravi e richiedono una diagnosi e un trattamento tempestivi.

Come rimuovere una zecca

Se si trova una zecca attaccata alla pelle, la prima regola è non ricorrere a rimedi improvvisati. Olio, alcol, vaselina o fonti di calore rischiano di peggiorare la situazione, aumentando la possibilità che la zecca rigurgiti o si rompa.

La procedura corretta prevede l’utilizzo di una pinzetta a punte sottili. La zecca va afferrata il più vicino possibile alla pelle, evitando di schiacciarne l’addome, e tirata lentamente con un movimento continuo. In caso di difficoltà è consigliabile rivolgersi a un medico o a un pronto soccorso.

Dopo la rimozione è opportuno disinfettare la zona e monitorare eventuali sintomi per le settimane successive.

Prevenzione: cosa fare prima di una passeggiata

La prevenzione resta l’arma più efficace. Prima di un’escursione o di una giornata trascorsa in aree verdi, Meo consiglia di indossare abiti chiari e coprenti, infilare i pantaloni nei calzini, applicare repellenti adeguati, camminare preferibilmente al centro dei sentieri e controllare accuratamente il corpo e i vestiti al rientro.

Per chi vive o soggiorna nelle aree endemiche del Nord-Est è disponibile anche il vaccino contro la TBE, l’encefalite da zecche. La vaccinazione non protegge dalle altre infezioni trasmesse dalle zecche, ma rappresenta una misura importante nelle zone a maggiore rischio.